Chorus #82

Posted: 26 maggio 2012 in chorus

Sono come un musicista jazz. Scriverti è come improvvisare su un tema noto. E ogni volta sorrido e mi esalto e mi abbatto e mi stanco. Non dormo. Scrivere mi consuma. Mi lascia magro nelle ombre. Sfibrato come un cielo trafitto da aeroplani. Mi siedo sul letto e vedo l’intraprendenza delle luci. Ricordo il cerchio delle mie braccia attorno al nodo doloroso dei tuoi seni. Ma è solo un attimo, il muoversi bianco della tenda. Scriverti ciba la mia solitudine con un cucchiaio d’argento. Non dormo. E’ uno smuovere continuo di terra. Un sudare fra i sogni. Un risveglio assiduo nella lunga luce dell’alba, come una nave alla deriva con l’alta prua verso il gorgo.

L.

 

Chorus #81

Posted: 23 maggio 2012 in chorus

La vita non è che traiettorie. Curve nel cielo. Improvvisi distacchi, incontri. Un intersecarsi di linee. Matematica e aritmìe. Un battito perso, uno ritrovato. Fontane, piccole fontane di acqua agli incroci delle strade. Panchine e solitudine. Tu che urli dalla finestra che non ce la fai più. E occhi sulla schiena bianca dell’amore che muore. Chiavistelli e chiavi di carne. Lassù, scìe. Traiettorie nello stracciato cielo di nuvole. Il gatto forza la vecchia porta in legno. Vede cose che non vedi. La gramigna cresce sull’orlo alto dei muri. E l’estate arriva come una falce sull’arido campo dei tuoi amori.

L.

 

Chorus #80

Posted: 12 maggio 2012 in chorus

Funziona così. Accendi due candele nel buio. Lasciale al vento. A quello leggero della notte. Che non ha forza per smuovere i rami, di chiuder finestre, di scompigliarti i capelli. Posale nell’angolo del tuo giardino. Quello fra i limoni e le pozzanghere e le rondini. Dove non passi mai. Dove anche l’ombra ha timore. Dove scavano i vermi nelle oziose ore calde. Dove il cielo esita. Abbandonale. Vattene nel nero del sentiero. In silenzio, così come fan le ore. Riparati nel guscio rosa delle tue cosce. E poi da lontano, taci. Due candele e una tempesta. Pioggia che scuote la tua casa. L’indomani avrai il sorriso del sole e cenere, cenere di lotta e d’amore.

L.

Chorus #79

Posted: 10 maggio 2012 in chorus

Maggio non era così. Era ciliegie e preghiere. Un buio di faggi. Risate. Ritorni a casa nel profumo delle ore. Piccole gambe bianche in attesa dell’estate. Nascondino. Ganasce di sole. Insetti. Lombrichi. Segatura. Ceste di ciliegie e finestre su finestre. Rade macchine. Cantine fresche. Maggio era un mare d’alte onde di prati. Disadorne tane di cani. Sere e sere affastellate su gentili piccole mani. Scavi. Terra smossa. Grida dove prima stavano le ombre. Maggio ora ha contorni di morte. Filo spinato d’addii. Maggio ha fiamme alte fiamme e tutto arde in silenzio. Brucia. Càlcina. Cesella. Combutta col sole la tua nuova vita. Finge. Ti lascia nel buio a chiudere gli scuri. Sferza e non ha più timore del tuo pianto.

L.

Chorus #78

Posted: 9 maggio 2012 in chorus

La scrittura esce dalle tane dei ragni, da sotto la terra. Dai deserti. Dalle tue gambe nude e fragili. Da come le pieghi verso il petto e mi dici che ti piaccio e non sai perchè. E io lancio i miei occhi come stelle ansiose di un firmamento, di un equilibrio astrale. Ti cerco nel buio dimenticando la civiltà, le urla e il teatro. E’ un pugno che si agita, il mio desiderio, da dietro la barricata della tua Bellezza. Sono pagine e pagine che mai scriverò, inciampi letterari in ridicole città. Un giorno sarò solo una striscia di sangue in un fiume di stelle.

(11/10/2008)

L.

Chorus #77

Posted: 5 maggio 2012 in chorus

Un giorno ti salterà la testa come un tappo di spumante. Mentre porti a spasso il cane, mentre canti, mentre conti le nuvole, mentre parli di tua madre, mentre sbucci mandarini, mentre sei seduto in chiesa, mentre cambi canale, mentre la prendi da dietro chiamandola amore, mentre sei alla finestra e piove e pensi a domani, al tuo compleanno, al 740, a quella poesia di Prevert. Bum. Così. Mentre mangi il tuo gelato sotto al sole, mentre suoni il clacson nel traffico, mentre t’innamori, mentre spremi il tuo dentifricio. Bum. Bum. Bum. Non farai più nemmeno ombra.

L.

Chorus #76

Posted: 5 maggio 2012 in chorus

Gente che non fa che scopare. Scopare e lasciarsi. Scopare, lasciarsi, riprendersi. Intorno silenzio. E strade. Mezzi sogni, mezze seghe. Sigarette. Kleenex e gatti stecchiti. Civiltà di merda. Bandiere stinte sotto alla luna. Nel vento, nel vento. Stridono sui balconi grigi. Il fiume di sotto porta via lattine, gomme, puttane. Rutta fra i sassi. E’ stanco, melmoso, è lo specchio dove guardarti. Ansimi e fai finta. Vivi e fai finta. Civiltà di merda. Un sacco rovesciato in un cassonetto. Pezzi d’umanità, cancelli. E finalmente scale. Scale. Ancora scale. In alto, nella mia solitudine dorata.

L.

Chorus #75

Posted: 3 maggio 2012 in chorus

Non riesco a pensar male. Non riesco a guardare il tuo anello e a sentirmi perduto. Non riesco a vederti a piedi nudi su queste strade. Il lungo prato triste nel buio. Le luci nelle piccole finestre dei campanili. Le lunghe attese ai semafori. I fiori che resistono. I cani, gli adorati cani della notte, dietro ai cancelli, svegli, vigili. E sopra code di stelle, il solito giro inutile dei pianeti. E i fuochi  sulle colline. Corpi e corpi addossati uno sull’altro, bianchi come martiri. Sorrido. Bambini urlano agitando gelati. Qualcuno chiude le imposte nella luce rossa di una sigaretta. Le strette vie vuote, esanimi e l’amore che cola come sangue. L’orchestrina jazz gonfia l’aria che ti scivola fra i capelli. Irride la distanza fra i tuoi occhi e i miei. Stanze, ancora, ci faranno a pezzi come enormi magli d’acciaio.

L.

Chorus #74

Posted: 30 aprile 2012 in chorus

La luna, occhio ingordo di Dio. Realtà e luce. Giornata lunga di preghiera e di abbandono. Col profumo dei tuoi capelli a farmi da contorno anche al sogno. E i tuoi occhi come monete, portati via, nella notte, come rubando in chiesa, reliquia preziosa nella santa cerimonia della passione. Guidare su due strade e non sapere dove andare. Cercare le tue braccia e non trovarle. Bagnare le mie piante è ciò che rimane. Mantenerle in vita, dietro a tutto ciò che non riusciamo più ad essere, dietro a ciò che non siamo, appeso alle tue labbra come ad un ponte sotto cui scorre un fiume in piena. Mi fermo un momento e domani la luna sarà solo scia di metano, gas, e resistenza.

L.

Thelonious Monk’s Blues

Posted: 28 aprile 2012 in Blues

Monk entra, grosso, enorme, caracolla, sembra cadere, si guarda intorno e avvicina lo sgabello al pianoforte. 88 tasti, un duro lavoro. Nellie lo guarda da dietro una porta, amore & amore, nulla più, qualcosa fra una madre, un angelo custode e una moglie. Monk alza le dita e picchia, percuote i tasti come una vendemmia, l’arte di un raccolto, miete. I musicisti lo inseguono come metronomi in affanno, a bocca aperta, soldati in parata sotto l’ Arco di Trionfo del jazz. Nellie ha una mano sulla bocca. Ha paura che si spezzi, che finisca così, su una poltrona, comodo. Nellie non è ancora ora, Monk spezza la melodìa, tira fuori le ossa, anche le più minuscole, in un domino impazzito di note, le scaraventa nella sua barba dura, ricadono in piccole esplosioni. Bum. Ora è il sax tenore che cerca una via, accecato dai bagliori. Geme. Monk si alza. Fa un giro su se stesso. Oh, crazy man. Sembra avvicinarsi al contrabbassista. Forse gli vuol dire che no, non ci siamo, sei troppo regolare, non affondi la lama, non spezzi, non esulti. Non lo fa. Sorride. E a Nellie scende quasi una lacrima sotto quel cappello bianco. Torna allo sgabello. La bocca è aperta e gli occhi nuotano in un bianco che sa di acqua. Riprende la danza. Scherza come un bimbo. Accarezza. Non fa mai male, non può. Un inchino. Ora Monk ha terminato. Un altro inchino. Il piano giace confuso, ansima, ma non si è mai divertito tanto. Nellie lo accarezza sulle guance. Amore, andiamo, ti si è sbottonata la camicia. Andiamo, a te penserò io. New York respira lenta, Thelonious, mentre tu e Nellie vi abbracciate come ragazzini. Misterioso, misterioso Monk.

(08/08/2008)

L.